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23/10/2019

Di nuovo in Mare...

11/6/2012

11 Giugno 2012, h 19.20 - Postato da Nanni

 Isafjordur o Isafjordar, difficile lingua l'islandese! Il fiordo da cui viene una  parte del nome somiglia a quello di Longyearbyen, alle isole Svalbard: quasi la stessa conformazione geografica, simili le casette colorate sulle rive, la scarsita` del traffico sulla strada che ne contorna il bordo. La somiglianza finisce qui. Sulle banchine tulipani rosso scuro allietano i nostri occhi che da una settimana vedono solo mare e cielo. Aria tiepida e sole brillante. Un forte odore di stalla (gli islandesi sono spesso allevatori) ci avvolge mentre percorriamo con attenzione lo strettissimo canale di ingresso al porto, che corre a un tiro di sasso dalla pista del piccolo aeroporto, sull'altra sponda. Il porto, alte banchine protette da copertoni di camion, si trova dietro una penisola che sbarra quasi completamente il fiordo, protendendo un braccio verso il fondo, braccio che ritorna su se` stesso come un uncino e chiudendo completamente un discreto specchio d'acqua. Ci siamo riposati per un giorno, approfittando della sosta per riparare qualche danno subito durante  la traversata e per un giro nel paese che avevamo gia` visitato nel 2007. Ci sono in giro bellissime e gentili ragazze bionde, completamente nordiche nell'aspetto e nei modi. Un'aria di festa (e` sabato sera) comunica allegria. Domenica mattina il tempo e` ancora bello e promette di rimanere tale. Salpiamo per Reykjavik a circa 160 miglia. Raffiche di vento nel fiordo principale sollevano bianchi frangenti, ma dopo poche miglia vento e mare diminuiscono. Peccato che ora siano diretti in poppa e troppo deboli per spingerci con le vele: significa che ci sorbiremo un giorno e mezzo di motore... Pero` se il mare si calmera` ancora avremo la speranza di vedere delle balene! Stiamo finalmente chiaccherando in pozzetto tutti insieme, ma durera` poco: fra non molto riprenderemo le nostre guardie di due ore soli sul ponte.Isafjordur o Isafjordar, strange and difficult Icelandic language. The fjord, whose existence clearly gives the place part of its name, is quite similar to the one in Longyearbyen, Svalbard. Similar shape, similar colored small houses, similar the scarce traffic on the single road running the shores. Here stops the similarity. Dark red tulips on the "promenade". Bright sun and warm air. A strong cattle smell welcomes us while we sail carefully along the channel leading to the inside  basin and harbour, very near the airstrip on the other side of the fjord. The harbour lies behind a point that nearly blocks the end of the fjord, returning on itself like a hook and enclosing the jetties protected by lorry tires. We stop to rest for one day in this place we already visited in 2007, using some of the time for small repairs necessary after our crossing. Beautiful and kind blonde girls in shops and offices, fitting our idea of Nordic people. There is a jolly atmosphere (it is Saturday evening) and we feel it too. Sunday the nice weather continues and we head for Reykjavik, 160 miles away. Strong gusts of wind still raise breakers at the entrance of the wide main fjord, but after a few miles both sea and wind subside to a more manageable condition. Pity that is fully on our stern and now too weak to push us with the sails: it means a day and a half of motoring. If the sea will flatten a little more though we might spot some whale. We are chatting on he cockpit and enjoying finally to be all together. It will not last long: soon we will resume our watches of two hours alone on deck.

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