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23/10/2019

Cambridge Bay

27/8/2012

Nanni

Che ci si aspetta quando si arriva in un nuovo posto? Quante volte la realta' si rivela differente dalle attese? Malgrado le mappe mostrino la disposizione dei luoghi, trovo sempre difficile immaginare come sia il paesaggio che sto per vedere. Cambridge Bay non fa eccezione. La baia ha la forma della coda di una balena che si immerge, un po' inclinata a sinistra. Dove il corpo della balena scompare sott'acqua , sulla destra, c'e' un cuneo ottuso di terra che si spinge verso sinistra, lasciando un ingresso a forma di imbuto aperto verso sud est. L'imbuto e' lungo sette miglia e il corpo della balena cinque. La coda si allarga per altre cinque. La coda e' sottile, tanto che quando si arriva in barca al suo centro, dove c'e' il villaggio, ci si sente protetti in tutte le direzioni, anche se poi la cosa non e' del tutto vera. Il terreno intorno e' basso. Non posso descrivere le zone piu' lontane perche' durante la nostra breve visita le nuvole basse celavano qualunque collina che potesse trovarsi nei dintorni. La costa si eleva a un'altezza di una cinquantina di metri per poi appiattirsi li' dove la gran parte del villaggio e' costruita. Siamo arrivati all'alba, ormeggiandoci a un pontile, un lusso che non ci concedevamo fin da Upernavik, in Groenlandia, un mese fa. Dopo un breve riposo siamo scesi per cercare la scuola, l'albergo per il bucato e qualche posto dove usare internet, questa dubbia nostra benedizione. Il direttore dell'albergo e' occupatissimo: e' solo alla reception/cassa ed e' ora di pranzo. Stiamo chiaramente disturbandolo, ma ci da; retta abbastanza per rispondere alle nostre domande: "si, potete usare la lavatrice, no, non lo facciamo noi, il bucato, dovete farvelo da soli, e, dopo una breve esitazione, si lasciate pure la vostra sacca qui". Alla scuola dobbiamo aspettare la preside, non ci rendiamo conto che lei e' la signora che e' appena entrata finche' qualcuno non ci segnala a lei, che ci invita nel suo ufficio, in modo piuttosto formale, visto che non sembra che abbiamo qualcosa a che fare con la scuola: "che posso fare per voi,signori?" "Cosa possiamo fare noi per lei?" e' la nostra risposta, e proseguiamo subito illustrandole il nostro progetto, prima che la preside,sorpresa,non pensi che la si stia prendendo in giro. Ascolta con cortesia e promette di esaminare il materiale che le consegniamo, compreso il nostro guidone. La suola comincia domani e lei e' molto impegnata. Ma abbiamo la sensazione che lo fara' e che ne verra' fuori qualcosa di buono anche da Cambridge Bay. E' la settima scuola che contattiamo nel nostro viaggio e questo progetto di scambio interculturale ne sta prendendo una posizione centrale. Da li' ci spostiamo al centro visitatori. Google sta riprendendo foto delle strade fangose per il suo programma Street View: strano incontrare qui il top della tecnologia! C'e' in giro anche il Primo Ministro canadese in visita al villaggio. Non avremo la possibilita' di incontrarlo: peccato! Il centro visitatori e' affollato: questa mattina e' arrivata una nave da crociera e il paese e' pieno di turisti, soprattutto tedeschi, che vagano per le strade. L'impiegata del centro ci chiede se siamo della nave. "No, rispondiamo, siamo di una barca a vela!" "Ah, Best Explorer, vi aspettavamo!" E' la nostra volta di rimanere sorpresi. "Come facevate a sapere che saremmo venuti?" Di fatto avevamo preso la decisione di venire qui solo all'ultimo momento. "Abbiamo qui il vostro nome, guardate!" E ci are un raccoglitore dove ha riunito le informazioni pubblicate da Sail-world.com e dove campeggia in prima pagina la nostra foto presa a Tromsø prima della partenza. Ha un elenco di molte altre barche che ci si aspetta affrontino il Passaggio a Nord Ovest e ci conferma che siamo la prima barca Italiana ed equipaggio italiano ad aver mai visitato Cambridge Bay. Prende una nostra foto davanti a un grande orso bianco impagliato e noi le regaliamo il nostro guidone, che viene subito appeso in bella vista, felici come pochi di essere stati accolti cosi' affettuosamente. Cambridge Bay ci sembra molto meglio organizzata e ben tenuta degli altri villaggi nel Nunavut, mi immagino che sia dovuto alla sua qualita' di centro amministrativo della regione e per essere meta di molte attivita' turistiche e di navi da crociera. Gran parte delle persone che incontriamo per strada non sono Inuit. C'e' tuttavia un'atmosfera da citta' di frontiera, le strade sono fangose, le case sparse, c'e' ferraglia un po' dappertutto. Il Primo Ministro ci passa davanti senza fermarsi mentre stiamo usando internet al centro visitatori. Di ritorno alla barca ci fermiamo all'albergo per il bucato e segniamo un altro piu' per le persone che abbiamo incontrato in questi posti sperduti: il direttore dell'albergo non chiede denaro per la lavanderia. E pensare che non gli abbiamo neanche preso un caffe'! Al molo e' ormeggiata una piccola nave da ricerca canadese. Parliamo un po' con loro. Stanno cercando le barche perdute della spedizione Franklin. Non diciamo loro che nel venire qui ci siamo attardati per alcune ore in una baia cercando senza successo una delle navi che ci era stata segnalata dopo che alcuni cacciatori ne avevano apparentemente scorto la sagoma sott'acqua. E' tempo di salpare e continuare la nostra rotta. Ci stiamo facendo amici dappertutto. E' triste lasciarli sapendo che l'orologio avanza inesorabilmente e che la probabilita' di tornare qui e rincontrarli e' davvero minima. Bene, guardiamo avanti alla nostra prossima tappa e alle piu' di 600 miglia che ci separano da Tuktoyaktuk, la nostra prossima fermata. 

What are the expectations when one arrives in a new place? How many times the reality is different from these? Despite the maps that show the shape of the country, I found always difficult to imagine the landscape I'm going to see. Cambridge Bay is no exception. The bay is shaped like a tail of a diving whale, a little bent to the left. Where the body of the whale disappears under the water, on the right there is a dull wedge of land directed to the left, leaving a funnel shaped wide entrance open to south west. The funnel is seven miles long and the body of the whale five. The tail is another five miles wide. The tail is thin, so much that when you get to the center with the boat, where the hamlet is built, you feel protected in all directions, which is not completely true, by the way. The nearby land is low. I cannot tell anything about the more distant parts as during our short stay we had a low cast weather masking any hill that could have been around. The shore is raising to a height of no more than fifty meters then the ground levels where the hamlet is built. We arrived at dawn, finding a pier to moor to, a luxury we did not have since Upernavik, in Greenland, one month ago. After a short rest we went to find the school, the hotel for laundry and some place where we could use internet, this mixed blessing of ours. The hotel manager is extremely busy: he is alone at the reception/cash and is lunchtime. We are clearly disturbing his business, but he gives us attention enough to answer our queries: "yes you can do the laundry, no we don't do it for you, it's a self service, and after a short hesitation, yes you can leave your bag here". At the school we wait for the principal, we do not understand that is the lady that just entered the premises, until somebody points us to her and she invites us inside her office, in a very businesslike manner, we do not appear to have something of interest for the school: "what can I do for you, gentlemen?" "What can we do for you, madam?", is our answer. And we explain our project right away, before the startled principal thinks that we are making fun of her. She listens politely and she promises to examine the CD we are giving her together with our banner. The school starts tomorrow and she is very busy, of course. But we have the feeling that she will look into it and something will come out from Cambridge Bay too. It is the seventh school we are contacting during our trip and this cultural interchange project is definitely taking a central position. Next we go to the visitor's center. The muddy roads get photographed by Google for the Street View program, funny to meet high tech here. There is also the Canadian Prime Minister visiting the hamlet. We will not have the possibility to meet him: pity! The visitor's center is crowded: a cruise ship has arrived in the morning and the hamlet is full of tourists, mainly German, wandering around. The employees of the visitor's center ask us if we belong to the ship. "No" we answer "we belong to a sailboat". "Ah, Best Explorer! We were expecting you!" It's our turn to get startled. "How did you know we were coming?" Actually our decision to visit Cambridge Bay has been taken at the last minute. "We have your name here: look!" And she opens a folder where she has collected the information published by Sail-world.com and where our picture taken in Tromsø the day we left is in front page! She has the name of many other boats expected to sail the North West Passage and she confirms that we are the first Italian boat and Italian crew to ever have visited Cambridge Bay! She takes pictures of us in front of a stuffer big polar bear and we give her our banner, readily hung in the center, as happy as ever to be greeted with such a warm welcome. Cambridge Bay looks much more organized and well kept than the other hamlets we have visited in Nunavut, I guess it is so because of its status as administrative center and because is the usual target of many tourist activities and cruise ships. Most of the people we meet on the roads are not Inuit. Nevertheless there is a frontier atmosphere, roads are muddy, houses are scattered, junk is a bit everywhere. The Prime Minister passes by while we are using internet at the visitor's center but he doesn't stop there. On our way back to the boat we stop at the hotel to wash our laundry and we add a plus for the people we meet in these forlorn places: the hotel manager doesn't want to be paid for the laundry. Thinking that  we didn't even buy a coffee in his hotel! On the pier there is a Canadian research vessel waiting for repairs. We chat a bit with them. They are looking for the lost ships of Franklin. We don't tell them that on our way here we spent a few hours searching unsuccessfully for them on a bay where we were given a hint that a ship has been spotted by some hunters lying on the bottom. It is time to leave and to continue along our route. We are making friends everywhere. How sad to leave them knowing that the clock is running and that the probability of coming back here and see them again is minimal. Let's look forward to our next leg and to the more than 600 miles we have to sail to reach Tuktoyaktuk, our next stop.

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