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23/10/2019

Domenica Mattina

14/9/2012

Salvatore

È un'abitudine. Tutte le mattine arrivano i ragazzini del villaggio a giocare sul pontile. Si siedono sul margine con i piedi dondolanti nel vuoto o appoggiati alla nostra falchetta, a seconda del livello della marea. Stanno lì e aspettano che qualcosa succeda e intanto sbirciano nella barca attraverso le lunghe finestre che danno luce alla dinette. Prima o poi li notiamo o decidiamo di notarli e andiamo a parlare con loro, li facciamo scendere sottocoperta, gli offriamo cioccolata o dolcetti. Si divertono a nascondersi nelle cabine... le preferite sono la mia e quella di Nanni perché comunicano tra di loro attraverso uno dei bagni. Ma questa mattina sono inquieti, non resistono nell'attesa che uno di noi gli presti attenzione. Hanno una missione da compiere e, decisi a farlo, irrompono in barca. Alle 11.00 si celebra la messa nella chiesa del villaggio e sono venuti a invitarci. Destiny, così si chiama la più audace del manipolo di ragazzini, lo fa con dovizia di particolari indicandoci la direzione da seguire per raggiungere la chiesa. Ci sembra una bella cosa, un modo in più che questa gente ha per farci sentire parte della loro comunità, così ci prepariamo in fretta e andiamo. La chiesa c'è ma sono in corso lavori di restauro e la messa viene celebrata nella sala di una casa vicina. Ma non è questo che colpisce, da ragazzo frequentavo una chiesa rimediata sotto gli scantinati di abitazioni civili, bastavano un altare, un tabernacolo e un prete. Ecco, la diversità e proprio questa: l'altare c'è, il tabernacolo pure ma manca il prete. La cerimonia è autogestita. Sotto la guida di una anziana signora, tutti partecipano alla celebrazione del rito, lo stesso nostro, solo in inglese, leggendo, pregando, cantando e sostituendosi a turno alle parti che competono al prete. Una diversità che accresce la partecipazione di tutti, anche la nostra. Un'intenzione di preghiera è rivolta anche a noi stranieri, venuti dal mare. Lo scambio del segno di pace sospende per alcuni minuti la cerimonia finché tutti non si siano abbracciati con tutti gli altri. Anche la comunione è particolare... nessuno la somministra a se stesso, ma sempre ad un altro. Al termine restiamo a parlare con alcuni di loro e Nicole, haitiana che vive a Vancouver in visita parenti a Tuktoyaktuk, ci chiede di visitare la barca. La aspettiamo per questo pomeriggio.

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