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23/10/2019

Costa Bassa

15/9/2012

Nanni

L'acqua è marrone chiaro, il vento soffia da ovest, piccole onde urtano contro la nostra prua mentre avanziamo lentamente a motore da dieci miglia in soli tre metri di profondità.Dov'è la terra? A guardare le carte dovremmo trovarci solo tre miglia al largo, ma una copertura di nuvole grigie e basse si congiunge con l'orizzonte con continuità.Non c'è segno di vita intorno, a parte qualche raro gabbiano.Stiamo navigando da tre giorni lungo la costa nord dell'Alaska, dopo essere salpati da Tuktoyaktuk, nei Territori di Nord Ovest del Canada lunedì mattina. Appena si è calmata la tempesta precedente.A nord di noi c'è solo l'Oceano Artico e il pack, eccezionalmente lontano in questa tarda stagione.Navigare lungo una costa bassa e poco profonda con a fronte l'oceano aperto è “agghiacciante”.Non ci sono ripari.Vero, ci sono lagune costiere dietro lunghe barre sabbiose che fronteggiano tutta la costa.La realtà però è molto diversa dalle aspettative.Dove ci aspettiamo di trovare uno spazio protetto c'è invece un'area poco profonda larga due miglia e lunga all'infinito dove c'è molto meno fondo di quanto dicono le carte.Se ci arenassimo qui sarebbe un disastro, non potremmo aspettarci aiuto da nessuno.In più, se del vento dal largo ci sorprendesse qui la nostra sola possibilità di salvezza sarebbe cercare di risalirlo avvicinandoci però al ghiaccio che si muoverebbe rapidamente verso la costa sospinto da quello stesso vento.Come in molti altri posti durante il nostro viaggio siamo oppressi dalla solitudine e dalla strana atmosfera che si respira.Quando alla fine raggiungiamo la profondità di due metri e mezzo, la minore che ci sentiamo di affrontare, caliamo l'ancora. Nella luce calante della sera scorgiamo adesso una linea nera sopravvento di fronte a noi: finalmente la costa!Passeremo qui la notte, stanchi una volta di più di affrontare mare e vento in prua, protetti temporaneamente dalle onde provenienti da ovest nell'unico riparo possibile in milleduecento miglia di costa.

 

The water is of a light brown colour, the wind is blowing from west, wavelets run against our bow as we motor slowly ahead since ten miles in mere three meters depth.Where is the land? According to the map we should be still three miles out, but low grey clouds reach the horizon joining with the sea without any interruption.There is no life around but a few gulls.We are sailing along the Alaskan Arctic coast since three days, having left Tuktoyaktuk in the north West Territories of Canada on Monday morning, as soon as the previous storm abated.North of us there is only the Arctic ocean and the pack ice, uncharacteristically far away from us in this late season.Sailing along a shallow coast having the open ocean in front of us is frightening.No shelter is available.True, there are lagoons that lie behind long sand bars that fringe almost all the coast.The reality though is so different from our expectation.Where we expected an enclosed space there is instead a two miles wide and indefinitely long shallow area where the depths were much less than those shown by the chart.If we run aground here it would be asking for disaster, as no help could be expected by nobody.If an onshore wind will find us here our only option would be to try beating against it and thus closing with the outlying ice that, although far away, will move fast towards the coast.As in many other places during our journey, we are awed by the loneliness and the strange atmosphere of the place.When we reach a depth of two meters fifty, the shallowest we dare to accept, we drop anchor. In the evening light we see now a black line in front of us: the coast upwind, at last.Here we will spend the night, tired to motor once more against wind and sea, sheltered by the west waves in the only possible place in twelve hundred miles. 

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