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23/10/2019

Hoodoo Adventures

16/10/2012

Salvatore

Pallini di polistirolo si accumulano nell'angolo della finestra.
È neve.
Guardo fuori, non promette bene.
In mezzora già tutto bianco.

Best Explorer svernerà a King Cove. Noi, invece, siamo volati a Cold Bay.
Da qui sarà più facile raggiungere in volo Anchorage in tempo per il rientro in Italia.
Non siamo sicuri di niente: meteo, voli, orari ... con un po' di fortuna in cinque giorni siamo a casa.

Torno a guardare fuori, filtra un raggio di sole.
Luce buona per fotografare: esito, poi vado.
Paola è con me ... è più brava a scegliere inquadrature.

Ottantotto anime abitano nel villaggio.
Una decina di ospiti occupano le stanze dei lodge.
Non si vede nessuno per strada.
Uno o due pick-up.

Per le foto scegliamo soggetti singolari: una lunga passerella in mare che porta ad un pontile e una cabina telefonica "in the middle of nowhere". Non è ricercatezza, non c'è altro.

Maria, una ragazza incontrata all'arrivo in aeroporto, rallenta, si ferma, ci mette in guardia dal procedere a piedi, ci sono orsi in giro.
Ci invita a prendere qualcosa di caldo nel lodge dove lavora.

Hoodoo Adventure è una specie di rifugio.
Rustico ma ben rifinito. Ha stanze da due a cinque posti distribuite su due piani; due sale comuni, in una si mangia.
Offrono avventure di pesca o di caccia secondo la stagione.

Coffee? Tea?
Chiede Loretta.
Più tardi, parlando, preciserà che lei non è uno "chef" ma una cuoca perché la sua cucina è naturale e gustosa ... messaggio diretto e chiaro.
A tea, please! Rispondo mentre mi alzo in piedi.
È sulla finestra del piano superiore che si accumula la neve.
Incontra il vetro e scivola nell'angolo in basso a destra.
È riparata, il vento non la porta via.
Continuo a guardare fuori, le nuvole si sollevano mostrando montagne innevate.
Vette puntute e profili rugosi, sembra carta di giornale stropicciata e messa lì, in forma.

Will you stay for dinner?
Ci sembra una buona idea, accettiamo l'invito.
Portiamo: tre pizze da ripassare al forno, faranno da appetizer, un watermelon, cinque banane e un litro e mezzo di birra comprati nello store del Bearfoot Inn.
Troviamo: bollito di manzo, purè di patate e broccoli, una yellow pie, vino rosso.
Ci fanno compagnia Ridge, il gestore, e altri quattro ospiti della casa.

È buio, è tempo da orsi.
Le impronte sono visibili sul retro e sulla finestra della dispensa. Pericoloso andare a piedi.
Ridge ci riporta in albergo.
Ci aspettano domattina a colazione.
Hash brown, eggs in any way, beacon & sausages, scones & juices.
Poi potremo restare al caldo finché il primo aereo non si alzi in volo per Anchorage.

Siamo certi, abbiamo nuovi amici in Alaska.

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