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23/10/2019

Tre piccoli pezzi

28/7/2013

Salvatore

It's empty: it's new

Juneau, 21 luglio 2013

L'autista della linea 3 che da Juneau torna verso Auke Bay scuote la testa mentre con le mani si aggrappa allo sterzo per accostare a destra sulla fermata.
Apre la porta davanti a noi e continua a scuotere la testa indicando la bombola del gas propano ai nostri piedi.
Non è consentito salire a bordo con una bombola di gas e, quasi a giustificarsi, aggiunge: è il regolamento.
Noi ribattiamo: we just bought it, it's new, it's empty.
Si stringe nella spalle, fa una smorfia di costernazione e chiude la porta costringendoci a fare un passo indietro.
Ma non riparte. Parla alla radio con la centrale operativa.
Riapre la porta e ci lascia ascoltare la conversazione.
È convincente.
Arriva l'ok.
Montiamo a bordo ringraziando con larghi sorrisi. Lui ricambia invitandoci a prendere posto.
Avanziamo tra le file dei sedili accolti dagli sguardi incuriositi dei bambini e da quelli preoccupati delle loro mamme.
Una dice: non vorrete mandarci tutti per aria.
It's empty, it's new ... rassicuriamo noi.

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Altro giro altra corsa

Frederick Sound, 23/07/2013

Nera sopra.
Screziata di bianco, sotto.
È la più grande che abbia mai visto.
O, semplicemente, non è mai stata così vicina.
La coda.
La coda di una megattera fila via sull'acqua sollevandosi in alto.
Poi, con un movimento morbido, si dispone perpendicolarmente e si immerge.
A controllarla è tutto il resto della megattera.
Decine di tonnellate di grasso e carne saldamente incollate ad una poderosa ossatura di una dozzina di metri si muovono con insospettata eleganza senza sollevare uno schizzo.
È come a Pond Inlet.
Anzi no, vengo subito smentito.
Il Frederick Sound brulica di megattere.
Ne vedi a perdita d'occhio dovunque volgi lo sguardo.
Spruzzi.
Dorsi.
Code.
Scatti e riprese in quantità ... serviranno a qualcosa?
In certi luoghi, in certi momenti bisogna esserci, non vale il racconto.
Ma la mattinata ci sorpende con un'insolito spettacolo.
Una megattera si agita un po' distante.
Ci avviciniamo.
Nuota sul dorso sbattendo fragorosamente la pinne laterali sul pelo dell'acqua.
Mostra la pancia.
Ogni tanto si gira ... uno sbuffo di respiro e di nuovo sul dorso.
E di nuovo sbatte le pinne.
Poi un respiro più profondo e si immerge.
L'acqua è calma, immobile.
Dove apparirà?
Guardi intorno, niente.
Solo spruzzi e code che più in là si immergono.
Cerchi di cogliere un segnale nell'acqua.
Niente.
Improvviso un geiser dal mare spunta dal nulla con dentro un siluro.
L'acqua ricade.
La megattera no.
Resta per aria qualche secondo in più.
È tutta fuori, finalmente capisco come è fatta ... là testa. la bocca ...
Al rallentatore, la forza di gravità la riporta giù a schiantarsi di schiena.
Il mare esplode sotto di lei.
Una capriola, un respiro.
E giù.
Altro giro, altra corsa.

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Roba da non credere

Petersburg, 24/07/2013

La prima cosa che ti dicono arrivando a Petersburg è che dovresti andare nel vicino Frederick Sound a vedere le balene.
Sulle prime rispondi "già viste!".
Poi rifletti.
Perché spegnere l'entusiasmo?
E allora rispondi "certo!"
E partono le narrazioni epiche.
Se non l'avessi visto con i tuoi occhi sarebbe ... roba da non credere.
La seconda che ti dicono è che il posto si è sviluppato da una colonia di norvegesi.
A quindicimila km di distanza?
Se non il posto non fosse ricco di testimonianze sarebbe ... roba da non credere.
La terza cosa è che Petersburg è per valore il quindicesimo porto - badate bene - non dell'Alaska ma degli Stati Uniti e il sedicesimo per dimensione.
Ma dove?
Qui?
Sperduto nei canali delle isole più interne della frastagliata costa dall'Alaska meridionale?
Se non lo avessi letto sul portolano sarebbe ... roba da non credere.

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