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23/10/2019

Esplorando il Mar di Cortez verso Nord

28/4/2014

Nanni

Pueblo de Los Angeles
Siamo partiti da una settimana per esplorare la parte nord del Mar di Cortez, che perfino i nostri vicini di barca, che sono qui da anni, non hanno visitato. La costa è una sequenza di promontori dai colori rossastri, resti di antiche colate laviche. Le rocce mostrano l'azione della lava nelle forme contorte, sovrapposte caoticamente, bucherellate, spinte a volte verso il cielo con punte aguzze e nel contempo curiosamente ritorte. Una di queste montagne ha il nome del tutto appropriato di Tetas de Cabra, duplicata nella sua forma e dimensione di cono lievemente rigonfio e terminante in due pinnacoli gemelli. Tra i promontori si aprono baie abbastanza marcate intervallate da spiagge di sabbia e da pareti a picco. Al largo cominciano a incontrarsi isole che si fanno più frequenti man mano che si procede verso nord, fino a restringere il Mar di Cortez e quasi a sbarrarlo con le più grandi e importanti, Tiburon e Angel de la Guardia. A nord del loro sbarramento la natura del mare, invece di diventare più mediterranea, si fa al contrario oceanica, con maree importanti che all'estremo nord superano i sette metri di ampiezza e con correnti altrettanto significative. Anche l'acqua, che vicino a Guaymas è piuttosto torbida, per la presenza di bassifondi e di una notevole quantità di plancton, diventa sempre più limpida, seppure non troppo calda, almeno in questa stagione. Man mano che si procede verso nord anche le rare presenze nautiche diventano eccezionali. Molte delle nostre notti sono trascorse in ancoraggi solitari e intriganti. La presenza animale è continua e di un'abbondanza stupefacente. Gli uccelli di mare e i pellicani si raggruppano spesso in nuvole eccitate che si tuffano a capofitto a pescare tra i banchi di pesce, sollevando alti spruzzi ben visibili anche da lontano. I delfini accorrono in branchi numerosi e ci dedicano pochi secondi del loro tempo accompagnandoci nel nostro procedere, impegnati come sono a partecipare al banchetto quasi onnipresente. Le isole più scoscese ospitano centinaia di leoni marini, che si riposano sdraiati sulle rocce più lisce o latrano facendo risuonare le caverne scavate nella falesia, mentre alcune galleggiano a pancia in su dormendo giusto sotto al superficie del mare, con le pinne pettorali e caudali sole a sporgere come banderuole. L'acqua è satura di vita minuscola, che la notte, scura in queste settimane senza luna, risplende della luminescenza spesso accesa dai pesci in caccia notturna. Abbiamo passato miglia e miglia di mare con pochissima profondità, di fronte a un'estesa pianura, facendoci letteralmente strada tra infinite meduse blu tondeggianti e compatte, che venivano pescate con dei retini da diverse barche di pescatori. Pare che vengano essiccate per essere vendute come leccornie sul mercato giapponese. Il mare, spesso licio come una tavola, ogni tanto si arrabbia spazzolato da un vento violento che arriva principalmente da nord. Molti ridossi, per fortuna, sono protetti da questa direzione e ci permettono di passare notti tranquille. Il maggior problema è costituito dall'inadeguatezza della cartografia, non solo del tutto spostata dalle posizioni del GPS, ma anche priva di dettagli anche importanti. Neppure in Groenlandia, dove le indicazioni di profondità mancavano del tutto, ci siamo trovati in così grande imbarazzo. Per fortuna la visibilità è ottima e le indicazioni della sola guida nautica che siamo riusciti a procurarci sono abbastanza precise da guidarci con una certa tranquillità nei principali ancoraggi. Ieri abbiamo anche assistito a uno spettacolo davvero inconsueto: dopo l'avvistamento di un paio di balenottere ci stavamo dirigendo vicino a terra quando abbiamo notato una "mangianza" di uccelli che si concentravano intorno a dei tratti di mare dove si sollevavano numerosissimi spruzzi, sicuramente prodotti da creature marine e non dagli uccelli. Ci siamo naturalmente avvicinati per osservare meglio e con grande sorpresa abbiamo visto che erano dei branchi di grandi calamari che nuotavano in superficie, mostrando i loro tentacoli, talmente grandi che nessuno degli uccelli tentava di beccarli. Ora siamo a ridosso di una lingua di sabbia che chiude con un ampio golfo il mare davanti a un piccolo paese, l'unico finora avvicinabile della costa che abbiamo raggiunto per telefonare a casa, alla vecchia maniera, via cavo, e per qualche acquisto di cibo fresco. Il vento che soffiava violento fino a poco fa si sta calmando, come spesso fa la sera, e i colori delle rocce si fanno più intensi nella luce del sole che sta prendendo tonalità rossastre, promettendo un'altra notte tranquilla. Saremo disturbati solo dal rumore dei pesci in caccia, che ieri notte ci hanno tenuto svegli fino a tardi guizzando e saltando intorno alla barca come impazziti.

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