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23/10/2019

Galapagos Parte I

 

 

Islas Encantadas, ecco il nome dato loro dagli spagnoli. Forse per il loro apparire improvviso tra la foschia che spesso le cela, forse per le loro coste ispide e impenetrabili in forte contrasto con le alture coperte di vegetazione lussureggiante, forse per i loro strani animali unici al mondo, chissà. Il nome Galapagos viene invece dalla forma a sella del carapace delle tartarughe giganti uniche di queste isole.
Le abbiamo raggiunte in una delle poco frequenti giornate limpide, che in inverno (la nostra estate) sono ancora più rare. Le correnti marine si incontrano in questa zona provenendo da tre o quattro direzioni
diverse: quella fredda di Humboldt, dal Sud America, quelle calde da Panama e dal Pacifico Occidentale e quella fredda di Cromwell che risale dagli abissi vicini. A seconda di quella che prevale il mare muta di conseguenza, soprattutto più avanti nella stagione, portando un clima freddo e nebbioso e recando con sé immense quantità di nutrienti che sono una festa per gli animali delle isole.
L’isola Darwin, la più settentrionale e la prima che incontriamo, è un bastione roccioso striato coperto da un berretto di cactus verdi, fronteggiato da un immenso arco naturale sorgente da un intero giardino di rossi scogli affioranti e pericolosi. Quella dopo, isola Wolf, porta anch’essa gli stessi segni della sua origine vulcanica, anzi perfino più accentuati, mostrando ancora i fianchi di un mezzo cratere, che cercano di continuare ancora un poco nel mare con alti faraglioni bucherellati.
Isole inaccessibili per la loro conformazione e per le regole del Parco Naturale che comprende tutto l’Arcipelago fino a cinquanta miglia al largo e che impediscono l’accesso a tutti, salvo ai pochi operatori turistici autorizzati.
Il giorno dopo Isabela, la più grande e interessante, ci ripara dalle lunghe ondulazioni dell’oceano. Il mare si riempie visibilmente di vita:
pesci che saltano, uccelli che si buttano in caccia dei branchi in superficie, delfini che accorrono con grandi balzi fuori dell’acqua, tartarughe marine e mante volanti, grandi e misteriose.
L’isola sfila accanto a noi con i suoi vulcani a scudo ben riconoscibili striati da recenti nere colate di lava (è anche una delle più giovani) che segnano i fianchi coperti di verde.
E pensare che me le figuravo come aride distese di ceneri e lapilli multicolori!
Tra le isole i canali sono solcati da correnti forti e spesso imprevedibili, che accelerano e rallentano a turno il nostro progresso.
Il vento è capriccioso e spesso molto debole: siamo nella zona delle calme equatoriali.
Proprio lì abbiamo appena festeggiato il passaggio della Linea, libando con lo spumante comprato apposta per l’occasione, travestiti da Nettuno e da sirene (del tutto improbabili), col battesimo di rito di noi neofiti e della barca! Non potevamo immaginare uno scenario più bello e opportuno.
Ancora una notte di navigazione ed eccoci a Baquerizo Moreno, su San Cristobal, la capitale delle Galapagos. Non è un porto, qui non ce ne sono, ma una rada aperta con qualche pontile per lo sbarco delle derrate. Una nave carica di cibo si è arenata qui da qualche settimana e sta marcendo su un lato della baia. Alcune boe dovrebbero aiutare l’attracco, ma si riveleranno più fastidiose che utili. Nella rada c’è già una decina di barche a vela più numerose barche di pescatori e alcuni battelli turistici. I leoni di mare ne sono gli occupanti più assidui (e odorosi).
Case basse orlano la baia, molte delle quali in costruzione che danno un’impressione sgradevole di provvisorietà. Per il resto il paesaggio è attraente, con le sue rocce nere battute dai frangenti, le pendici verdeggianti, le spiagge candide di frammenti di conchiglie e la cima dei monti immersa nelle nuvole quasi perenni.
Le formalità d’ingresso sono lunghe e complesse, con non meno di otto funzionari a bordo che controllano minuziosamente e seriamente ogni cosa, dal cibo imbarcato, all’assenza di insetti, alla pulizia della carena che deve essere completa e accurata. Tutto si svolge ordinatamente e con successo, anche grazie all’Agenzia cui ci siamo rivolti per avere un permesso di visita di due mesi, che naturalmente ci viene accordato.
Così siamo finalmente liberi di scendere a terra e di andare a fare il bagno tanto atteso tra iguane marine, tartarughe di mare e leoni marini, tutti senza alcun timore per la nostra presenza.

 

Galapagos Part I
Islas Encantadas, this is their name given by the Spaniards. It may be due to the sudden appearance of the island

s in the fog that often hides them, or because of their rocky and often unreachable coasts so much in contrast with the hills and mountains covered by trees and grasses, or because of the unique and strange animals, while the name Galapagos comes from the Spanish name of the saddle, the typical shape of the giant turtles shell.
We reached the islands during one of the rare crystal clear days, even more rare during the local winter (our summer). Marine currents of different origin meet here coming from different directions: the Humboldt one, cold, coming from South America, the warm ones of Panama and of the Western Pacific and the other cold one, Cromwell, surging from the ocean bottom. Depending on the local prevailing one the sea temperature varies accordingly, especially later in the season, bringing a cold and foggy climate, but at the same time an extremely rich water feeding all the animals living here.
The Darwin Island, the northernmost one and the first we spot, is a rocky steep block with striped flanks covered by a canopy of green cactuses and fronted by a gigantic natural arc jutting up from a large garden of red rocks just above the water and truly dangerous. The following island, Wolf, comes from the same volcanic origin even more evident on the sides of the half crater that forms the ,majority of the island, sides that continue on the sea for a while as isolated high rocks pierced by several holes.
Both islands unreachable because of their shape and due to the Natural Park rules valid for the whole archipelago up to 50 miles around and that forbid the access to everybody, exception made for the few authorized operators.
The day after we reached Isabela, the largest and probably the most interesting, that shelters us from the long Pacific swell. The sea becomes visibly full of life: fish jumping out of the water, birds hunting their prey from the air, dolphins rushing to join the feast with high jumps out of the sea, sea turtles and flying mantas, large and mysterious.
While we sail along the island we can see its shield volcanoes with the black stripes of recent eruptions (the island is one of the youngest of the group) evident over the green slopes.
And I imagined the islands bare surfaces of cinder and multicolored rocks!
The channels between the islands are crossed by strong and poorly predictable currents, accelerating or sowing our progress. The winds are often light and unpredictable: we are in the equatorial calms.
Just here we celebrated our passage of the Line, toasting with the “spumante” bought on purpose in Puerto Vallarta, dressed as Neptune and sirens (fully incredible) with the ritual christening being all at pour first passage, included the boat! We could not have imagined a better scenery.
One more sailing night and we reached Baquerizo Moreno, San Cristobal Island, the Galapagos capital. It is really not a harbor, there is none on the islands, but rather an open bay having just a few piers for unloading the goods. One of the supply ships lies wrecked nearby since a few weeks and is rotting at the western end of the bay. A few buoys are helping the moorings, but are often more a nuisance than a real help.
Some ten sailing boats are anchored here in addition to many fishermen’s boats and some cruising ships. The sea lions are the main settlers here (and the most noisy and smelling).
The bay is lined with low houses, most still under construction and giving the whole an unpleasant temporary feeling. Besides that the scenery is attractive, with the black volcanic rocks hit by the breakers, the flanks of the hills green with trees, the white beaches and the top of the mountains covered by the nearly constant clouds.
The official reception is lengthy and complex with not less than eight officers on board controlling thoroughly and in detail everything, from the food to the lack of insects and rodents to the cleanliness of the hull (very thorough). Everything is performed orderly and successfully, thanks also to the Agent we hired to help us get through this and obtaining an “autographo” valid for two months, that we obviously get.
We are finally free to get ashore and go to the next beach bathing together with the marine iguanas, sea lions and sea turtles, none of them disturbed by our invasion of their territory.

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