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23/10/2019

 

Siamo partiti da una settimana esatta, sul far della sera. Sette giorni e sette notti in navigazione in oceano, dopo aver perso di vista ogni presenza umana già dal primo mattino.
Ci siamo abituati pian piano al rollio continuo, al susseguirsi ordinato delle guardie, giorno e notte, agli scrosci infrequenti di pioggia, alle albe che sorgono sempre più tardi, man mano che procediamo verso ovest, ai tramonti rapidi davanti a noi e con tutte le sfumature dal giallo al rosso, alle notti sempre più buie, ora che la luna sta terminando il suo ultimo quarto, alle stelle poco familiari dell'emisfero australe, alla meravigliosa via lattea che attraversa il cielo meridionale.
L'oceano, sorprendentemente, è ogni momento diverso. Cambia aspetto la superficie, ora liscia, ora appena increspata, ora punteggiata dalla schiuma candida dei marosi. Blu scuro, argentato, grigio cenere sotto le nuvole, nero di notte, salvo sotto il cerchio illuminato dalla luce verde di via di dritta, nel quale si scorgono a volte sfrecciare i fusi bianchi dei pesci volanti.
Cambia la forma delle onde, ripide e rabbiose fin quando abbiamo avuto contraria la controcorrente equatoriale, più distese e regolari ora che siamo nella corrente favorevole.
Il cielo si è riempito dopo qualche giorno dei batuffoli delle nuvolette tipiche degli alisei, che aspettavamo con ansia di raggiungere, ma ogni tanto si copre di nuvole continue e grigie, che portano con sé qualche piovasco, non sufficiente per permetterci di prendere una doccia ripulitrice.
Da qualche giorno siamo sufficientemente rilassati, però, da sfruttare il calore del sole, che la mattina entra prepotentemente sotto la cappottina che copre il pozzetto, per sederci sulla piattaforma di poppa e rovesciarci addosso secchiate d'acqua dell'oceano lavandoci per bene col sapone per acqua di mare.
Avendo per via perso man mano tutti gli ottimi e robusti secchi neri comprati in Norvegia, ci siamo dovuti accontentare di quelli casalinghi comprati alle Galapagos, che si sono subito fessurati in più punti. La nostra tradizione di possedere secchi tenuti insieme dal nastro adesivo ha potuto così gloriosamente continuare anche qui.
Ci stiamo anche abituando alla presenza reciproca, uno sforzo inconscio, ma pur sempre un periodo critico nella convivenza in spazi ridotti.
Il grado di adattamento si può facilmente misurare dalla frequenza e dall'intensità delle chiacchiere in pozzetto (quelle tradizionali intorno al tavolo ottagonale, l'ormai noto "Ottagono di Best", non possono continuare per il caldo soffocante che c'è quasi sempre sottocoperta).
Pietro si è ridotto ad abitare permanentemente in pozzetto, grazie anche a un po' di mal di mare che lo assale se mette in bocca anche solo una briciola mentre è di sotto. La sua rinascita è stata sottolineata oggi da una rasatura "a tastoni", riuscita peraltro benissimo, che ne ha cambiato totalmente aspetto: è irriconoscibile senza quella savana ispida e brizzolata che era diventata la sua faccia.
Dalla mia cuccetta lo sento chiacchierare a raffica quando Salvatore lo raggiunge nella guardia di supporto, prima di cominciare la sua.
Salvatore, il compagno del Passaggio a Nord Ovest, cui ricorro nelle ore più impossibili se c'è da ricevere aiuto per manovre complicate, è particolarmente scintillante, fiocinando battute ironiche mentre meno te l'aspetti, preparando più spesso che mai insalate, primi piatti, dessert, e chi più ne ha più ne metta e offrendosi sempre disponibile per sollevarmi da ogni impegno che gli sembri men che necessario alla condotta della navigazione.

 Alice, la nostra giovanissima compagna di viaggio, che ha avuto il coraggio non indifferente di raggiungere per un mese intero una compagnia di "diversamente giovani" senza possibilità di scappare, si è dimostrata una timoniera eccellente, pur con ancora poca esperienza di barche. Sempre puntualissima nel salire in coperta, ci raggiunge con un sorriso che le illumina tutto il viso, guardandoci dritto negli occhi con i suoi di color nocciola scuro, che solo al vederli ti mettono di buon umore.
Infine Enrico, grande, allegro, entusiasta, grande dispensatore di storie, rattristato solo dal permanere di un nostro karma negativo che ci impedisce di catturare pesci, che non siano i poveri pesci volanti e calamari suicidi che troviamo la mattina in coperta. E dire che ci aveva assicurato che la sua sola presenza portava fortuna!
E tutti riescono a sopportare uno skipper che sembra avere come principale qualità positiva quella di affaccendarsi per fare il pane, mentre combatte contro le manutenzioni degli impianti che lo fanno imbestialire ogni giorno di più.

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