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23/10/2019

 

Il sole è calato velocemente dietro l'orizzonte: qui vicino all'equatore il tramonto è rapido e improvviso.
Dopo meno di un'ora è buio pesto.
La prima falce della luna seguirà presto il sole dietro l'orizzonte, lasciando completamente scura la superficie del mare, sulla quale le onde anche grandi non si riescono a percepire. Ma tanto qui le condizioni di vento e di mare variano poco.
Dietro la ruota del timone, ben piantato sulle gambe per tenersi in equilibrio, il timoniere ha il volto appena illuminato dal riflesso rosso della luce della bussola.
Sotto la copertura del pozzetto, con le pareti laterali abbassate dalla parte del vento, c'è ancora più buio. Si indovinano le forme distese di due membri dell'equipaggio che sono sdraiati sulle panche: uno ha deciso che si dorme meglio lì, sul duro, che in cuccetta; l'altro è di supporto al timoniere di guardia, in attesa di rilevarlo.
Non c'è silenzio. Le onde provocate dalla barca frusciano e scrosciano ritmicamente e rumorosamente. Fino a qualche giorno fa si sentivano anche le strida e i clicchettii dei becchi dei gabbiani che comparivano non appena accendevamo le luci di via, sfruttandole per pescare al volo i pesci che vi passavano sotto. Ora ci hanno lasciato: siamo troppo distanti da ogni terra.
Ogni tanto le vele che si sventano sbattono con degli schiocchi secchi e coi colpi di frusta delle scotte sul ponte e il clangore dei bozzelli.
Nel cielo si indovina la presenza di alcune nuvole, che oscurano le stelle: il fondo del cielo è sorprendentemente luminoso e le chiazze nere delle nuvole vi risaltano con evidenza.
Lo sguardo del timoniere è praticamente sempre fisso sulla bussola, i cui movimenti appena accennati gli segnalano gli scostamenti dalla rotta, che dovrà correggere con attenzione.
Solo qualche volta alza lo sguardo su di una stella abbastanza luminosa a prua che gli fa da punto di riferimento. La mancanza di una visione ampia del cielo è uno degli svantaggi del governare al coperto, che però ci dà l'indubbio beneficio di proteggerci contro l'umido e il fresco della notte.
Fa fresco, infatti, non ce lo aspettavamo. Da qualche notte indossiamo una felpa o una giacchetta e solo allora stiamo bene.
La guardia di un'ora e mezza è lenta a passare e la bussola ipnotizza lo sguardo. La lampada frontale è impostata con la luce rossa, che non acceca la visione e che serve ogni tanto per trovare il pacco di biscotti lì accanto o il bicchiere di tè che ci dà sollievo.
Talvolta ascoltiamo un po' di musica, ma a me, per esempio, disturba e le preferisco il rumore delle onde.
Sotto coperta teniamo le luci spente: attraverso l'osteriggio, l'apertura di ingresso, si indovina appena la disposizione dell'ambiente sottostante appena illuminata dal riflesso della luce degli strumenti interni.
Ma ecco che si è accesa un'altra luce: è la prossima guardia di supporto che si sta alzando. È tempo di svegliare il prossimo timoniere, lui che sta dormicchiando disteso in pozzetto, e di dargli il tempo di riprendersi del tutto prima di passargli la ruota del timone.
Si scambiano poche parole per informarlo su quanto è successo nella guardia precedente e per passargli le consegne. Un saluto alla guardia di supporto entrante, una breve sosta per assicurarsi che tutto sia in ordine, poi si sguscia sul ponte, si dà uno sguardo al cielo finalmente libero dalla copertura del pozzetto, si augura buona guardia e ci si ritira in cuccetta per un riposo di quattro o cinque ore prima che tocchi di nuovo a noi.
Buona notte!

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