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23/10/2019

Un ancoraggio da brivido

20/7/2016

Maupihaa

 

Stai scrutando l’orizzonte da qualche tempo e finalmente, sopra le creste montagnose delle onde, scorgi appena una linea frastagliata più scura: sono le palme da cocco del Motu (isoletta sabbiosa) che annunciano l’avvicinarsi dell’atollo.

Siamo a circa 150 miglia a ovest preciso da Raiatea e siamo stanchi: il mare si è fatto cattivo da qualche ora, col vento che soffia oltre i trenta nodi e le onde del vento che si sovrappongono a quelle lunghissime che arrivano da sud. Quando siamo nel cavo le creste coprono l’orizzonte anche stando in piedi sopra la tuga: significa che superano agevolmente i quattro metri.

Abbiamo da percorrere altre quattrocentosessanta miglia per arrivare a Rarotonga e non ce la sentiamo di tenere noi due soli il timone per tutto il tempo, ora che il pilota automatico non ce la fa più.

Cerchiamo ridosso.

I frangenti lungo la linea del reef sono impressionanti e maestosi. In trasparenza sotto la schiuma bianca delle creste si tingono di celeste luminoso: ti sorprendi a seguire con lo sguardo la progressione dell’onda che precipita lungo la barriera.

La passe, strettissima, è un fiume in piena e anche col motore al massimo non riusciamo a procedere di un metro: è giocoforza rinunciare a entrare in laguna.

Al secondo tentativo, inutile come il primo, ci viene l’idea insolita di ancorarci proprio a ridosso della barriera, sottovento. Il fondo è sufficiente, anche se l’area utilizzabile è solo una stretta fascia sabbiosa, l’ancora tiene, ci fermiamo qui.

Accanto a noi rumoreggia la corrente in uscita, davanti e intorno a noi volteggiano sule, gabbiani, sterne e fregate riempiendo l’aria dei loro stridi.

Dietro di noi l’immensità dell’oceano, ininterrotta fino all’Australia.

Curiosa sensazione, sospesi così tra una linea che non è né terra né acqua, su cui frange il mare, pericolosa e minacciosa e un’estensione illimitata e, in questo momento, per nulla accogliente.

Il cielo si fa scuro e l’acqua torrenziale ci copre per ore, senza un momento di respiro.

Noi ondeggiamo al ritmo della risacca che riesce ad aggirare l’atollo, al riparo e al sicuro nel ventre della nostra fedele imbarcazione, facendo progetti e intrecciando sogni per le prossime avventure.

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