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23/10/2019

Un atollo di famiglia

20/7/2016

Palmerston

 

Ci arrivi abbastanza in fretta, da Rarotonga. Un paio di giorni appena.

Col mare formato la vedi poco prima, circondata dal reef poco evidente, dove il mare lungo si frange con grandi onde bianche.

Vedi alcuni tratti di palme, ben separati gli uni agli altri e in mezzo la laguna blu scuro.

Abbiamo cominciato a chiamare per radio da una quarantina di miglia di distanza, giusto per essere dalla parte della ragione, perché la portata utile non poteva superare di molto le venti miglia. Solo quando siamo stati davanti alla zona di sosta siamo riusciti a parlare.

Erano già in barca ad aspettarci per condurci alla boa che ci era stata destinata.

Sono boe assicurate a blocchi di corallo sulla stretta fascia che circonda il reef, oltre la quale il fondo precipita. Il blu scuro dell’abisso comincia proprio all’altezza del nostro albero.

SI dondola un po’: il mare lungo riesce facilmente a rifrangersi intorno alle cinque o sei miglia dell’atollo e ci prende al traverso.

Ci fanno calare in mare l’ancora e una ventina di metri di catena per sicurezza, caso mai il vento dovesse girare o la corrente prevalere e spingerci verso il reef che si stende a una trentina di metri soltanto dalla prua.

Più a sud le grandi onde si frangono con cavalloni potenti e altri spruzzi di schiuma contro la barriera.

Alla mattina successiva ci vengono a prendere in barca per condurci al villaggio di poco più di cinquanta anime e ci fanno rimanere con loro per pranzo.

Un’altra barca si trova qui con un problema al motore e aspetta un pezzo di ricambio che sta per esserle consegnato qui!

Il nostro ospite è anche il poliziotto del villaggio e ci parla dei problemi per mantenere l’ordine: l’alcool è anche qui il peggior nemico dei polinesiani.

La domenica andiamo in chiesa, una delle tante confessioni protestanti. Il fratello del nostro ospite, piccolo, robusto, nero di occhi, capelli e baffi, con una barba che sembra una spazzola di ferro, ha una voce potentissima che sovrasta quelle acute e stridenti delle donne, raggruppate nell’altra metà della chiesa.

Quale differenza con le gioiose cerimonie delle chiese cattoliche delle Marchesi! Eppure qui sono gentili e sembrano meno aggressivi del Marchesani!

Un altro massiccio abitante del villaggio con la testa tonda e in un’ampia camicia verdolina segna il ritmo con il piede nudo, un terzo massiccio anche lui in camicia a fiori blu canta guardando l’angolo in alto a sinistra e tenendo una mano in tasca.

Le donne hanno tutte un cappello di paglia circondato da una corona di fiori. Sono piuttosto massiccie anch’esse. Forse dipende da una selezione genetica che favoriva chi riusciva ad accumulare grasso nei periodi di abbondanza.

L’isola è sabbiosa e bassa. Coperta di palme e di giganteschi alberi di mogano. Intorno a uno di questi hanno accumulato un monticello di sabbia alto sei metri. Qui tempo fa si sono salvati dall’inondazione causata da un ciclone che stava spazzando l’isola legandosi proprio al tronco di quel mogano.

Attraverso le palme i colori incredibili della laguna si fanno strada fino al tavolo imbandito sotto un tendone davanti alla casa del nostro ospite.

Si beve direttamente da giovani noci di cocco aperte sul momento e piene di un’acqua deliziosa come non avevo ancora assaggiato.

Pollo, maiale, pesce pappagallo, taro, riso.

Parliamo e scherziamo tra di noi: sono arguti e ci prendono volentieri in giro.

Il ritorno in barca sui loro motoscafi di alluminio avviene tra un labirinto di “patates”, come le chiamano nella polinesia francese, i blocchi di corallo che costellano l’acqua bassa della laguna, verso la barriera in cui si apre una stretta passe praticabile solo dalle loro imbarcazioni dove scorre una forte corrente.

Saliamo in barca dopo aver cercato di ricambiare l’ospitalità donando materiale in surplus, magari rotto, che loro sapranno certamente mettere a buon uso.

Domani decideremo se partire per Niue o se rimandare di un altro giorno per approfondire la conoscenza di questa strana comunità dove la convivenza pacifica è comunque variegata con comportamenti che parlano di gelosie e di rivalità risalenti ai discendenti delle tre mogli del patriarca fondatore.

Questa sera ci attende lo spettacolo mai sufficiente del cielo australe buio come più non si può, dopo un tramonto sicuramente diverso da quello di ieri, quando il sole lanciava raggi rosati tra le nuvole, e in attesa di un’alba altrettanto fantasmagorica, colla musica di sottofondo dei frangenti e dello sciabordio contro i fianchi di Best Explorer.

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