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23/10/2019

Beringia

22/8/2019

 

Da bordo di Best Explorer, Nanni Acquarone, Mare dei Ciucki (Oceano Artico)

(Photocredit: Wikipedia)


Sapevate che Asia e America sono, geologicamente, uno stesso continente?
Sono unite per una larghezza di quasi 2.000 chilometri a cavallo dello Stretto di Bering: una regione che, prevedibilmente, hanno chiamato Beringia.
Stiamo navigando nelle acque che coprono questo pezzo di continente sommerso da una decina di giorni e siamo ormai arrivati in quelle che devono considerarsi asiatiche, o siberiane, a tutti gli effetti.
Sotto di noi i fondali, per tutto questo tempo, sono rimasti più bassi dei 50 metri: un po' come essere nell'Adriatico settentrionale, ma la somiglianza finisce qui.
Clima, temperatura, animali, tutto è diverso e, se si vuole, esotico.
A partire dall'emozione, che Salvatore e io proviamo per la seconda volta, di navigare tra le due isole Diomede tra le quali passa il confine politico e geografico tra Asia e America, tra oriente e occidente e tra oggi e domani e che separano a nord il Mare dei Chuckchi (la popolazione indigena asiatica) e il Mar di Bering a sud.
L'altra volta, viaggiando verso sud, da un'atmosfera coperta e nebbiosa, il Mar di Bering ci ha accolto con un sole splendente.
Questa volta, dopo un'apparizione delle due isole sotto un cielo plumbeo, pioggia e foschia rischiavano di nascondere alla vista le cupe e precipiti scogliere della Grande Diomede e le scarpate ancora più deprimenti della Piccola.
La sorpresa, inaspettata quanto gradevole, è venuta con il passaggio di molti branchi di trichechi che nuotavano in mare aperto nelle vicinanze della barca, sbuffando e salendosi l'un l'altro sul groppone con le zanne ben in vista.
Una decisa virata verso nord ovest, subito dopo aver doppiato la Grande Diomede, ci ha immerso nella Northern Sea Route, immediatamente controllati da vicino dalla radio, con insistenti domande, e dalla presenza di un sospettoso guardacosta che ci ha seguito per almeno mezz'ora. La burocrazia e la paranoia di stampo sovietico sono evidentemente dure a morire, anche perché di barche che come la nostra sono andate verso ovest credo che negli anni ne siano passate meno di quattro! Del tutto insufficienti a rendere la cosa abituale…
E quanti uccelli marini intorno a noi!
La volta scorsa ne avevamo incontrati solo nel Mar di Bering. L'Oceano Artico, con qualche eccezione verso la Groenlandia, con nostro grande stupore e perplessità ci era apparso quasi privo di vita.
Questione di stagioni, forse? Anche in altri luoghi nordici c'era una variabilità estrema da un anno all'altro.
Ora ci apprestiamo a navigare in quello che si chiama Mare della Siberia Orientale. Abbiamo passato ieri notte il Circolo Polare Artico e le notti si fanno più luminose, senza un buio completo. La stagione è un po' tarda per raggiungere la latitudine dove si possa vedere il sole di mezzanotte, che sta rapidamente declinando sotto l'orizzonte anche alle più alte latitudini delle isole artiche. Non so se riusciremo a coglierne gli ultimi raggi quando raggiungeremo il punto più settentrionale dell'Eurasia, Capo Celiuskin, fra quasi 1.500 miglia, alla notevole latitudine di quasi 78° nord.
Best Explorer non si commuoverà più di tanto: prima ancora di fare il Passaggio a Nord Ovest aveva superato più volte gli 80° nord, la prima, forse, barca italiana così nordica, escludendo la nave del Duca degli Abruzzi che nel 1900 raggiunse la Terra di Francesco Giuseppe, a noi per ora preclusa dall'occhiuta e intricata burocrazia russa.
Il Mare dei Chuckchi ci è amico: da ieri navighiamo con un sole splendente e un'aria tiepida del tutto insolita. Non tutto il tempo: stanotte una fitta nebbia ha ristretto il nostro orizzonte a un cerchio poco più grande della lunghezza della barca costringendoci a un'osservazione continua del radar. Vero è che di navi ne abbiamo incontrate solo due, ma bastano.
La vera preoccupazione, visto che di ghiaccio per ora non ce n'è neanche l'ombra, sono i possibili e più oltre probabili tronchi alla deriva. Un impatto ben assestato non farebbe bene neanche alla pellaccia dura di acciaio di Best Explorer.
La grande visibilità diurna, vediamo la costa collinosa fin oltre le cinquanta miglia, ci lascia godere dello spettacolo di infiniti stormi di neri uccelli marini che si affrettano con rapidissimi battiti di ali verso i branchi di pesci visibili solo a loro.
Le nostre guardie si succedono alle guardie avendo preso ormai il ritmo regolare delle grandi traversate, la cambusa è rifornita, la barca gradevolmente tiepida: avanti verso ovest, ragazzi, la Norvegia ci  

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