Una stagione di lavoro

Scienza alle Isole Svalbard nel 2021


Tra i ghiacci in Lady Franklin Fjord (Foto di Mike Struik)

Abbiamo vissuto due anni che hanno sconquassato le nostre vite, talvolta tragicamente.

Anche Best Explorer ne ha subito le conseguenze, almeno in modo indiretto, costretta a rimanere a terra inattiva per un anno e mezzo senza possibilità di ottenere quelle minime attenzioni che le sarebbero state necessarie nel clima freddo e umido del nord della Norvegia.

Arctic Sail Expeditions – Italia, dalla sua, è stata impossibilitata a programmare le usuali attività anche nel secondo anno della pandemia: le restrizioni ai viaggi si sono allentate solo nel corso del mese di giugno.

In queste condizioni e forse anche per loro causa sono sorte due opportunità inattese. La ricerca scientifica che era stata la prima ragione per l’acquisto di Best Explorer e che aveva fatto una timida comparsa durante il Passaggio a Nord Est si è ripresentata in forze, godendo anche del privilegio di una maggiore possibilità di spostamenti.

Pur con le costrizioni ancora in corso che ci hanno obbligato a un’affannosa e talvolta sommaria preparazione, siamo riusciti a portare a termine gli ambiziosi programmi concordati a nord delle Isole Svalbard, limitati solo da una stagione pervicacemente inclemente e dal ghiaccio che è rimasto stabilmente posizionato proprio in una delle aree prescelte per il lavoro.

Questa è stata per noi un’esperienza del tutto nuova e istruttiva: soddisfare le esigenze anche contrastanti di ben quattro gruppi di scienziati che erano solo marginalmente interessati alla navigazione e alla natura circostante ci ha costretto a un profondo cambio di mentalità, caricati come eravamo della responsabilità della sicurezza e del benessere di tutti nel rispetto dei programmi.

Un valido aiuto ci è venuto dalla capacità di adattamento dimostrata dai partecipanti alla spedizione agli inevitabili inconvenienti tecnici e meteorologici che si presentano ogni volta senza preavviso, causando ritardi nelle sempre ottimistiche tabelle di marcia e che sono normalmente mal tollerati da persone che di fatto hanno poca esperienza di navigazione.

Malgrado ciò, alla fine le due differenti campagne di ricerca (Polarquest e CNRS) hanno entrambe avuto successo sia sul piano tecnico che su quello umano, considerando che in un caso ben dieci persone hanno convissuto in armonia e allegria per più di un mese in condizioni difficili, mentre nell’altro si è creata una inattesa amicizia tra noi e i due ricercatori con cui abbiamo posizionato una difficile catena di strumenti in uno dei luoghi meno raggiungibili dell’arcipelago.

Le ricerca di eDNA ambientale, lunga, complessa e innovativa, ha avuto pieno successo e ne vedremo tra breve i risultati definitivi, mentre quelli preliminari segnalano già importanti contributi nella conoscenza della distribuzione di forme di vita, correnti, temperature e densità dell’acqua lungo un intero fiordo, mentre la cattura di campioni di aria per l’identificazione della presenza di metano e isotopi del carbonio come indicatore di cambiamenti ambientali si è protratta per l’intera durata della navigazione.

L’uso di droni per l’identificazione di materiale organico e plastica sulle spiagge, inclusa la raccolta di campioni degli stessi, e per la mappatura di precisione dei terreni toccati ha compreso anche il primo rilevamento termico remoto di alcune sorgenti calde nell’estremo nord.

Infine, il programma di mappatura del fondale marino con uno speciale sonar ha permesso di rilevare più di venticinque km quadrati di un fiordo mai cartografato, con notevole rischio per la navigazione in acque ignote e con la nostra speciale soddisfazione perché Best Explorer è stata riconosciuta essere la barca ideale per condurre questo tipo di ricerca.

Ora che siamo alla fine della stagione di navigazione possiamo concludere che la nostra esperienza professionale e umana si è molto arricchita. Un grazie speciale allo Shore Team (Mario, Marco, Salvatore e Filippo) che ci ha supportato in particolare con le infor