05.08.2012 Ancora in mezzo alla Baia di Baffin


10 Agosto 2012, h 21.21 - Paolo Ivaldi

Nella quotidianità delle nostre vite cittadine, gran parte delle cose che succedono intorno al nostro corpo è sottratta alla sfera della consapevolezza, in parte perché invisibili, in parte perché abitudinarie: in casa, con un dito facciamo luce quando è notte, con un piccolo gesto della mano facciamo apparire acqua calda o fredda e sparire i nostri scarti; d'inverno il caldo viene portato a noi senza che si debba far nulla, il cibo si cuoce da sé, dopo essere stato prodotto altrove e recapitato a pochi metri da casa. Quando ci muoviamo, lo facciamo su un mezzo il cui funzionamento ci è ignoto e la cui manutenzione è affidata a personale specializzato; se prendiamo un mezzo pubblico, addirittura, è guidato da qualcuno con cui non abbiamo alcuna relazione. La nostra attenzione, invece, è focalizzata su cose astratte o lontane da noi: una telefonata, internet, la televisione, un libro scritto in un'altra epoca e in un'altra lingua; la programmazione di cose future o il ricordo di cose passate. Al lavoro, elaboriamo concetti. Nell'intimità di una stanza, siamo tormentati dai fantasmi anche quando siamo soli. In mezzo al mare, invece, il "qui" e "ora" si impone in maniera ineluttabile: tutte le funzioni della vita sono riunite e intrecciate nei quindici metri della barca, e tutte subordinate a quelle, prioritarie, che la fanno muovere nel vento. Ogni impianto deve essere continuamente controllato e manutenuto per essere sempre in perfetta efficienza; l'acqua è razionata, gli scarichi accurati; il cibo, quello che si riesce a stivare a bordo. L'energia, autoprodotta, è immagazzinata in batterie il cui livello deve essere sempre tenuto sotto controllo. Intorno, soltanto mare e cielo, fino all'orizzonte, che non è molto lontano, e qualche volta ridotto al minimo dalla nebbia o dal ghiaccio. E tuttavia, non è mai un punto generico di un mare qualsiasi. Al contrario, è sempre un luogo preciso in un momento preciso: esattamente qui e ora. Il resto, quello che c'è dietro l'orizzonte o in cielo, è territorio del divino. Forse è così che vivevano i popoli antichi. Mi piace.

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