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20/3/2020

Un diciannove di Luglio


Salvatore

Trentaquattro. Sono ore. Il 19 di luglio è cominciato come tutti giorni a mezzanotte precisa. È tardi, ti metti a letto ma non riesci a prendere sonno. L'ansia ti divora. I preparativi frettolosi... devi partire per l'Alaska ... La difficoltà di un appuntamento senza coordinate precise... Le cose che lasci in sospeso... Il timore di non svegliarti in tempo... La check list che hai preparato si srotola nella mente come fosse carta igienica, cancellando ogni traccia di sonno prezioso. E quando sono le sei, hai già consumato sei ore di quella giornata. Il 19 di luglio, appunto. Ti prepari, esci. Tua moglie ti accompagna alla stazione. Saluti commossi ... un viaggio è sempre un'incognita. Continui in treno per l'aeroporto. Check-in e imbarco per New York. Sono trascorse dieci ore. Dieci ore del 19 luglio. Ci sommi dieci ore di volo, una più del necessario. Il vento in quota rallenta l'aereo ed anche il tempo. Arrivi a New York. Sono trascorse venti ore. E come nei videogame, raggiunto un traguardo, vinci un bonus: sei ore in omaggio. Ti si allunga la vita. Pratiche doganali, controlli ... il parmigiano sotto vuoto. Tutto ok, ma questa volta niente bonus. Sono trascorse venticinque ore ed è ancora il 19 di luglio. Hai giusto il tempo di cercare il tuo gate e sei di nuovo in pista. Volo per Seattle. Sei ore di volo. In pratica sono trascorse trentuno ore ma il 19 di luglio non cede il passo. Anche il sole gli da ragione. Appena appena cala all'orizzonte. Sei stato bravo: altro traguardo, altro bonus. Aggiungi tre ore. La tua vita si allunga ancora ... Ma finalmente arriva: la mezzanotte ti coglie esausto spalmato su una poltrona dell'aeroporto di Seattle. Trentaquattro. Sono ore. Le ore di un 19 di luglio. Salvatore 19 luglio 2013 aeroporto di Seattle

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