Cabo San Lucas


Nanni

Baja California Stanotte verso le 23 abbiamo festeggiato con un goccio di rum il superamento verso sud del Tropico del Cancro. Una serata finalmente dolce, seppure umida, piena di stelle dopo che la prima falce di luna si era coricata a seguito del sole. Le poche decine di miglia che restavano per doppiare Cabo S. Lucas, il punto più meridionale dei nostri viaggi, sono state rapidamente superate con il solito vento e mare lungo di poppa che ci spinge da quando abbiamo lasciato la Columbia Britannica, 2.500 miglia fa. La costa contornata di dune di sabbia si fa rocciosa vicino al capo, oltre il quale si alzano dei faraglioni che devono contendere a quelli di Capri il primato dei più fotografati al mondo. Dopo migliaia di chilometri di coste deserte, il Capo è un tuffo doloroso nel mondo della speculazione edilizia e degli affari turistici che ruotano intorno ai visitatori statunitensi (incluso il costo del porto a livelli mediterranei). Non è un mondo che amiamo, ma la sosta è necessaria per sbarcare Thierry e per darci una ripulita. Purtroppo l'acqua non è potabile, come quasi dappertutto in Baja California: continueremo a razionarla. Pellicani, fregate e leoni marini ci sono anche qui, ma il viavai di battelli che portano turisti ci spinge a non prolungare la nostra sosta: domattina si riparte non appena riusciremo a fare le pratiche in capitaneria, che oggi non abbiamo completato perché gli uffici chiudono alle 14,30. La giornata è stata caldissima: la prima da molti anni, per noi nordici. Domani speriamo che la brezza del viaggio ci rinfreschi un po' per darci modo di abituarci gradualmente al diverso clima (che abbiamo desiderato).

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26/11/2020